Archivia 4 Agosto 2025

Bambini, come aiutarli a crescere forti? Dai neuropsichiatri l’equilibrio tra autonomia e protezione

da sanitainformazione.it

Cosa accade quando un bambino corre, si arrampica o tenta un’esperienza nuova senza che un adulto intervenga immediatamente? Secondo gli esperti della SINPIA, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, accade qualcosa di molto importante: il bambino impara. Impara a conoscere i propri limiti, ad ascoltare le emozioni che lo attraversano, a prendere decisioni. Impara, in sintesi, a diventare autonomo. “Affrontare piccoli rischi e imparare a gestire emozioni complesse adeguate all’età – spiega Elisa Fazzi, presidente SINPIA e direttore della Neuropsichiatria infantile degli Spedali Civili di Brescia – sono tappe essenziali per una crescita sana. Un bambino che si misura con il rischio sviluppa la resilienza, cioè la capacità di affrontare situazioni stressanti o impreviste riorganizzando la propria esperienza in modo positivo. Ma non solo: acquisisce fiducia in sé stesso, migliora la regolazione emotiva e impara ad affrontare la frustrazione e l’incertezza”.

La ‘lezione dei graffi

Lasciare che i bambini vivano esperienze nuove, anche con una dose di rischio proporzionata all’età, non significa trascurarli. Al contrario, è un modo per aiutarli a crescere. Lo spiega ancora Fazzi: “L’abilità del genitore è nel proporre esperienze adatte, motivanti, un po’ sfidanti ma non troppo difficili. Attività semplici come andare in bici o nuotare sono occasioni preziose per allenarsi a superare piccoli ostacoli, purché l’adulto resti presente, sostenga e non si sostituisca sempre”.

Meno libertà, più ansia

Oggi però questa libertà sembra spesso negata. “In passato – osserva Antonella Costantino, past president SINPIA – i bambini avevano più autonomia nei cortili e nei parchi. Oggi invece, spinti dalla paura e dal mito del genitore perfetto, si tende a iperproteggerli, limitando occasioni preziose per diventare indipendenti. Ma l’eccesso di protezione, paradossalmente, può generare insicurezza, ansia e un’inadeguata gestione del rischio”.

Crescere senza campane di vetro

Per aiutare i bambini a diventare adulti capaci, bisogna dare loro strumenti, e spazio, per affrontare la realtà. E per aiutare i genitori a farlo, SINPIA offre alcune semplici indicazioni. Come insegnare a distinguere tra rischi reali e percepiti. Promuovere il gioco libero in sicurezza. Lasciare che si misurino con il limite e anche con il fallimento. Perché è proprio lì, tra un graffio e una sfida, che si costruiscono la fiducia, l’autostima e una sana immagine di sé.

Perché i neonati vedono sfocato? La scarsa qualità visiva iniziale potrebbe modellare il cervello

da pediatriaospedaliera.org

Quando un neonato guarda il mondo per la prima volta, le sue immagini sono sfocate e prive di colore. Ma questa apparente debolezza visiva potrebbe nascondere una sofisticata strategia evolutiva. Secondo un nuovo studio condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), i limiti visivi dei neonati non sarebbero un ostacolo, bensì un elemento fondamentale per strutturare l’organizzazione del sistema visivo nel cervello.

Nel nostro sistema visivo, l’informazione proveniente dalla retina viene suddivisa in due canali principali. Il primo, chiamato via parvocellulare, è specializzato nell’elaborazione dei colori e dei dettagli fini. Il secondo, noto come via magnocellulare, si occupa invece della percezione del movimento e della localizzazione spaziale su larga scala. I ricercatori del MIT, guidati dal professor Pawan Sinha, hanno ipotizzato che la differenziazione tra queste due vie non sia esclusivamente innata, ma possa essere in parte modellata dall’esperienza visiva nei primi mesi di vita.

Per mettere alla prova questa ipotesi, il team ha allenato modelli computazionali simulando il tipo di input visivo che i bambini ricevono realmente durante lo sviluppo. Nelle prime fasi, i modelli ricevevano immagini sgranate e in bianco e nero, mentre successivamente erano esposti a immagini più nitide e colorate. I risultati sono stati sorprendenti: i modelli allenati in questo modo sviluppavano strutture interne simili a quelle che distinguono le due vie neuronali del sistema visivo umano. Al contrario, i modelli che ricevevano soltanto immagini ad alta risoluzione e a colori fin dall’inizio non mostravano tale specializzazione.

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Dal 30 Giugno  al 15 Luglio mi riposo, saro’ sostituito dalla Dott.ssa Spano’ presso lo studio di via della Liberta’ 73 Santa Marinella secondo gli orari di ricevimento

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