Archivia 20 Agosto 2025

Estate e bambini, il vademecum per proteggerli da sole, caldo e rischi in acqua

da doctor33.it

Gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno messo a punto una pratica guida rivolta ai genitori per affrontare con serenità l’estate in compagnia dei propri figli per affrontare domande e dubbi più frequenti tra i genitori.

 

Quali farmaci portare

Quando si organizza un viaggio con bambini è importante portare solo i farmaci davvero utili, tenendo conto della destinazione e delle sue condizioni sanitarie. Un kit ben organizzato, preparato con criterio, permette di affrontare con maggiore tranquillità ogni piccolo imprevisto in viaggio.

 

Oltre ai farmaci prescritti da pediatri e specialisti, tra i prodotti utili da includere ci sono antipiretici e analgesici (come paracetamolo o ibuprofene), un termometro, disinfettanti, cerotti e garze, crema solare ad alta protezione, una crema reidratante per la pelle, repellenti contro le zanzare e una zanzariera da culla. Utile anche una soluzione fisiologica per ferite o lavaggi nasali, antistaminici e creme cortisoniche per punture di insetti, oltre a gel specifici contro le tossine delle meduse.
Non bisogna dimenticare sali reidratanti per eventuali disturbi intestinali e, per i più piccoli, gli alimenti necessari. È sempre bene controllare le date di scadenza e accertarsi che ogni farmaco abbia il foglietto illustrativo. Per i bambini con malattie croniche, va calcolata una scorta di farmaci sufficiente per tutto il soggiorno.

In caso di viaggio in aereo, i medicinali possono essere tenuti nel bagaglio a mano, rispettando il limite dei 100 ml per i liquidi e portando con sé eventuali prescrizioni mediche.

Cosa fare per il mal d’auto

Il mal d’auto, o cinetosi, è un disturbo piuttosto comune nei bambini tra i 3 e i 12 anni, spesso legato a una predisposizione familiare.

 

Per ridurre il rischio, è consigliabile partire la mattina presto, quando il bambino ha ancora sonno, e guidare in modo regolare evitando brusche accelerazioni o curve troppo rapide. È importante mantenere l’aria fresca in auto, evitare odori forti tenendolo seduto in modo corretto sul seggiolino. Prima del viaggio è meglio fargli fare un piccolo spuntino leggero; durante il tragitto si possono offrire grissini o crackers, evitando invece bibite gassate.

Tenere il bambino distratto aiuta molto, cantando, giocando e ascoltando musica, meglio evitare letture e videogames. Durante i viaggi lunghi, è utile fare pause ogni due/tre ore per farlo camminare un po’. In alcuni casi, su indicazione del pediatra, si può ricorrere a farmaci specifici o gomme medicamentose. Un’opzione alternativa sono i braccialetti che stimolano un punto della medicina cinese: pur non avendo un’efficacia scientificamente certa, non hanno effetti collaterali e possono essere provati nei più piccoli.

 

Cosa fare per il caldo e sole

I bambini sono più esposti a caldo e colpi di calore e, soprattutto per i più piccoli, non sempre riescono a manifestare il loro disagio. Per prevenire i colpi di calore sono validi i consigli per la popolazione generale: vestirli leggeri, evitare uscite nelle ore più calde, bere molto e mangiare frutta fresca.

 

Il sole fa bene ai bambini (è essenziale per la produzione di vitamina D, che favorisce l’assorbimento del calcio e stimola la produzione di melanina), ma solo se preso con le dovute precauzioni. L’esposizione deve avvenire nei momenti meno rischiosi della giornata: dopo i 2 anni fino alle 10:30 del mattino e dopo le 17:00, per i bambini tra i 6 mesi e i 2 anni è consigliabile evitare l’esposizione tra le 10.30 e le 18.30 mentre per quelli sotto i 6 mesi è preferibile non esporli mai ai raggi diretti del sole. In tutti i casi, è fondamentale usare una crema solare con protezione molto alta (50+), da applicare 20 minuti prima di esporsi, riapplicare ogni due ore e dopo ogni bagno. La sera, dopo l’esposizione, è bene idratare la pelle con una normale crema. Anche nei casi in cui il sole può avere effetti positivi, come con psoriasi o acne, le regole di esposizione non cambiano.

In caso di colpo di calore, è fondamentale spostare subito il bambino in un luogo fresco e ombreggiato, farlo sdraiare con le gambe sollevate e dargli da bere piccoli sorsi d’acqua. Se i sintomi non migliorano, è necessario contattare tempestivamente un medico o recarsi al Pronto Soccorso.

 

Le regole per il bagno

Nei primi 6 mesi di vita, più è piccolo il bimbo, minore è la necessità di immergerlo nell’acqua di mare o in piscina. Successivamente il lattante può entrare in acqua, per pochi minuti e se il clima e la temperatura dell’acqua sono confortevoli, in braccio a mamma o papà, avendo l’accortezza di sciacquarlo poi con acqua dolce per togliere il sale e/o il cloro dalla cute.

 

Per prevenire l’annegamento nei bambini, la regola fondamentale è la sorveglianza costante e attiva: non basta guardarli da lontano, bisogna restare vicini e pronti a intervenire. È importante impedire l’accesso non controllato a mare e piscina, usando cancelli, barriere e coperture. Braccioli e ciambelle aiutano, ma non sostituiscono la sorveglianza. Anche pochi centimetri d’acqua, come quelli di una vasca da bagno o di una piscinetta, possono essere pericolosi, soprattutto nei primi anni di vita. Fino ai 5-6 anni, è necessario che un genitore sia sempre in acqua con il bambino.

 

Insetti, meduse e tracine: il rischio puntura

In natura e non solo, la prima cosa da fare è adottare dei comportamenti preventivi: zanzariere e repellenti proteggono dalla maggior parte degli insetti. Se si viene punti da un imenottero (vespa, ape) o da una zanzara, per alleviare prurito e gonfiore si possono, dopo aver pulito la parte colpita con acqua e sapone, applicare localmente creme a base di cortisone o antistaminico. Gli impacchi di ghiaccio avvolto in un panno sulla zona colpita per circa 10-15 minuti, possono aiutare a ridurre il gonfiore e il dolore. La presenza di una larga reazione locale può richiedere una valutazione allergologica non in urgenza.

 

Nei prati il bambino dovrebbe essere vestito con abiti freschi di fibra naturale e delle scarpe chiuse con calzini, per evitare eventuali morsi di serpenti velenosi. Nel caso dovesse accadere il consiglio è di non trasmettere ansia al bambino e applicare una fasciatura a banda larga, poco stretta (non utilizzare lacci) a monte del morso, per ritardare la diffusione del veleno e accompagnare il bambino in ospedale.

In ambiente marino le misure preventive sono difficili perché le esposizioni sono imprevedibili. Il contatto cutaneo con una medusa o un pesce con aculei come la tracina evoca dolore anche intenso, non esistono provvedimenti sicuri al 100%, l’indicazione terapeutica più indicata è quella di applicare acido acetico al 5% (aceto di cucina) e immersione della parte coinvolta in acqua calda o in mancanza di essa, sabbia calda. La temperatura dell’acqua dovrebbe essere la più calda tollerabile, per un tempo di almeno 20 minuti (la tossina è sensibile al calore), successivamente lavare con acqua di mare. È possibile anche utilizzare creme a base di cortisonici o antistaminici.

«L’estate è il tempo della libertà, del mare, dei giochi all’aria aperta: un momento bellissimo per ogni bambino – spiega il professor Alberto Villani, responsabile dell’unità operativa complessa di Pediatria generale e DEA II livello dell’Ospedale – Il vademecum che abbiamo predisposto rappresenta una sintesi di evidenze scientifiche e raccomandazioni cliniche utili a prevenire condizioni potenzialmente pericolose. L’obiettivo è promuovere una corretta cultura della prevenzione anche in ambito pediatrico».

 

Bambini, come aiutarli a crescere forti? Dai neuropsichiatri l’equilibrio tra autonomia e protezione

da sanitainformazione.it

Cosa accade quando un bambino corre, si arrampica o tenta un’esperienza nuova senza che un adulto intervenga immediatamente? Secondo gli esperti della SINPIA, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, accade qualcosa di molto importante: il bambino impara. Impara a conoscere i propri limiti, ad ascoltare le emozioni che lo attraversano, a prendere decisioni. Impara, in sintesi, a diventare autonomo. “Affrontare piccoli rischi e imparare a gestire emozioni complesse adeguate all’età – spiega Elisa Fazzi, presidente SINPIA e direttore della Neuropsichiatria infantile degli Spedali Civili di Brescia – sono tappe essenziali per una crescita sana. Un bambino che si misura con il rischio sviluppa la resilienza, cioè la capacità di affrontare situazioni stressanti o impreviste riorganizzando la propria esperienza in modo positivo. Ma non solo: acquisisce fiducia in sé stesso, migliora la regolazione emotiva e impara ad affrontare la frustrazione e l’incertezza”.

La ‘lezione dei graffi

Lasciare che i bambini vivano esperienze nuove, anche con una dose di rischio proporzionata all’età, non significa trascurarli. Al contrario, è un modo per aiutarli a crescere. Lo spiega ancora Fazzi: “L’abilità del genitore è nel proporre esperienze adatte, motivanti, un po’ sfidanti ma non troppo difficili. Attività semplici come andare in bici o nuotare sono occasioni preziose per allenarsi a superare piccoli ostacoli, purché l’adulto resti presente, sostenga e non si sostituisca sempre”.

Meno libertà, più ansia

Oggi però questa libertà sembra spesso negata. “In passato – osserva Antonella Costantino, past president SINPIA – i bambini avevano più autonomia nei cortili e nei parchi. Oggi invece, spinti dalla paura e dal mito del genitore perfetto, si tende a iperproteggerli, limitando occasioni preziose per diventare indipendenti. Ma l’eccesso di protezione, paradossalmente, può generare insicurezza, ansia e un’inadeguata gestione del rischio”.

Crescere senza campane di vetro

Per aiutare i bambini a diventare adulti capaci, bisogna dare loro strumenti, e spazio, per affrontare la realtà. E per aiutare i genitori a farlo, SINPIA offre alcune semplici indicazioni. Come insegnare a distinguere tra rischi reali e percepiti. Promuovere il gioco libero in sicurezza. Lasciare che si misurino con il limite e anche con il fallimento. Perché è proprio lì, tra un graffio e una sfida, che si costruiscono la fiducia, l’autostima e una sana immagine di sé.