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da quotidianosanita’.it
I cambiamenti ambientali precoci associati alla pandemia potrebbero aver modificato in modo selettivo il rischio di allergia alimentare nei bambini nati durante il lockdown a causa del COVID-19, mentre il quadro complessivo delle malattie allergiche è rimasto sostanzialmente coerente con la naturale evoluzione delle patologie allergiche. A osservarlo è la prima valutazione longitudinale delle esposizioni precoci legate alla pandemia e degli esiti atopici nei bambini. I risultati sono stati pubblicati su Pediatric Allergy and Immunology da un gruppo del Royal College of Surgeon di Dublino, in Irlanda, coordinato da Anitha Sokay.
Lo studio CORAL (Impact of Coronavirus Pandemic on Allergic and Autoimmune Dysregulation in Infants Born during Lockdown) è stato ideato per indagare gli esiti allergici nella prima infanzia in condizioni alterate. Da una prima analisi dei risultati, all’età di 2 anni il team aveva riscontrato tassi più bassi di allergia alimentare e tassi più elevati di dermatite atopica
L’ultimo report riesamina la stessa coorte all’età di 5 anni per valutare se le tendenze precoci legate alla pandemia fossero transitorie o rappresentassero alterazioni durature nelle allergie infantili. Le valutazioni cliniche hanno incluso l’analisi della dermatite atopica, i prick test per aeroallergeni e allergeni alimentari, nonché la raccolta di campioni di feci e sangue. Questionari compilati dai genitori hanno permesso di raccogliere dati su esposizioni ambientali e domestiche, esiti allergici e respiratori e utilizzo dei servizi sanitari.
Dall’analisi a cinque anni è emerso che la sensibilizzazione agli aeroallergeni è aumentata dall’8,9%, a 2 anni, al 24%, a 5 anni (p <0,001). La sensibilizzazione è risultata un forte fattore predittivo di rinite allergica (OR 5,68; p <0,001). La presenza di sibili, riferita dai genitori, è rimasta invariata tra i 2 anni (23,8%) e i 5 anni (22,1%) ed è risultata fortemente associata alla diagnosi di asma (p <0,001). I sibili si sono manifestati prevalentemente in bambini con un’infezione recente. All’età di 5 anni, infine, la maggior parte dei casi di dermatite atopica si era risolta e l’allergia alimentare restava poco frequente.