Dieci domande da non fare ai bambini

Dieci domande da non fare ai bambini

Ci sono domande che non dovresti mai fare a tuo figlio, soprattutto quando è molto piccolo . Per tanti motivi: perché lui non è in grado (ancora) di rispondere, perché ti fanno perdere tempo, perché peggiorano soltanto le cose. Il problema è che sono anche le domande più spontanee, quelle che ti vengono quasi in automatico. Ecco quali sono (e qualche alternativa pratica).
Devi andare in bagno? In nove casi su dieci, da genitore lo sai se tuo figlio deve andare in bagno. Lo capisci da tanti indizi, come si muove, le oscillazioni del corpo, la posizione delle mani. In quel caso, il tempo della domanda non è solo tempo sprecato, è anche tempo che si sottrae alla corsa verso la toilette, che può essere un rush all’ultimo secondo. Quindi in questi casi, afferratagli la mano e trasformate la domanda in affermazione: ora si va in bagno.

Perché non ti va? State per fare una gita, un viaggio, un’esperienza nuova, e il bambino si rifiuta di prendervi parte, punta i piedi, è pigro ed è già stanco prima di partire. La cosa peggiore da fare è provare a indagare i motivi di questo rifiuto, che sono comunque evidenti nella maggior parte dei casi. Con questa domanda si andrebbe a rafforzare la sua ostilità, a darle diritto di cittadinanza. La cosa migliore è prevenire le motivazioni, e trovare autonomamente contro-motivazioni per invogliarlo.

Li stai ascoltando? Se portate il pargolo a un matrimonio o a un altro tipo di cerimonia ufficiale, tenderà a comportarsi, una volta dentro, all’opposto di come gli avevate chiesto prima di entrare. Tutte quelle raccomandazioni finiranno subito in un angolo della sua testa, mentre lui striscia tra i tavoli, fa rumore con i piatti e urla. E’ inutile cercare di ricondurlo alla ragione con le parole, la cosa migliore  è portarlo qualche minuto fuori a sbollire l’energia.

Sei stato tu? Il vaso è distrutto, per terra, in mille cocci. La bimba è sulla sua automobilina da casa. Non c’è nessun altro a parte voi, e tu non sei stata. Non ha senso chiedere l’ovvio, una confessione di ciò che già evidente. Anche perché attirerete solo risposte bizzarre e fuori luogo. Funziona molto meglio un: “Ma come è successo?”. Saranno insomma più alte le probabilità di una risposta onesta.

Cosa vuoi mangiare? Malissimo! Risponderà sicuramente citando le peggiori schifezze che gli vengono in mente. Meglio   introdurre con discrezione ma con fermezza nuovi alimenti nella sua dieta, senza consultarlo. I bambini in questo possono essere molto conservatori e poco collaborativi.

Hai sentito cosa ho detto? Se il bambino non ha problemi di udito, ha sentito, punto. Se mostra di non aver colto, è perché è nel suo mondo e sta giocando. Altro non gli interessa. Per farsi ascoltare, non serve chiedere di essere ascoltati, magari con aria di rimprovero, ma stabilire un contatto fisico, entrare nel suo campo visivo e alla sua altezza. A quel punto, avrete tutta la sua attenzione.

Sei stanco? Non importa quanto si è fatto tardi né quante volte il vostro bambino ha sbadigliato negli ultimi minuti, la risposta sarà sempre e comunque no. Loro non vogliono andare a letto. Hanno paura di perdersi qualcosa.

Sai che ore sono? Si, avete fretta, è tardi, ma puntualizzarlo è inutile, i bambini non hanno che un senso molto vago del tempo, e questo tipo di pressione da parte di un adulto non può fare nulla se non aumentare il livello del capriccio. Meglio usare un piccolo trucco, per esempio un incentivo.

Lasciati gli orsetti gommosi per dopo Quando si va in giro per commissioni con il bimbo, gli verranno offerte leccornie. E’ un segno di gentilezza da parte di panettieri, farmacisti, macellai. Ma non vi aspettate che lui sia in grado di posporre il godimento della caramella. Quindi o evitate il gentile dono o vi rassegnate.

Ti dispiace?

I bambini imparano la compassione e l’empatia in età da scuola materna. Prima di questo sviluppo emotivo, possono essere molto egoisti, non vi aspettate rimorso se causeranno sofferenze ai coetanei, per esempio rubando un giocattolo

marco

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